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UDC Badia Polesine - Unione dei democratici cristiani e di centro

UDC Badia Polesine - Unione dei democratici cristiani e di centro
Sosteniamo la causa di chi finalmente mette in campo esplicitamente i valori cristiani in Polesine.Sosteniamo la causa di chi finalmente mette in campo esplicitamente i valori cristiani in Polesine. Attorno alla recente esperienza dell’Udc a Badia Polesine si sono venute a creare relazioni ed amicizie che hanno portato alla formazione di un’affiatata squadra di persone provenienti dalle più diverse realtà professionali, di volontariato e di imnpegno civico. Persone che fanno riferimento alla tradizione di centro moderato ed alla dottrina sociale della chiesa. Proprio con questa squadra l’Udc vuole impegnarsi a Badia Polesine, mettendo in campo le nostre capacità ed energie. L’obiettivo di fondo è quello di interagire con le realtà locali, continuando la battaglia contro il degrado e la cattiva gestione. L’Udc si pone in ascolto delle problematiche di chi vive la città e si propone di avviare un dialogo con i moderati, favorendone la loro partecipazione attiva alla vita del terriorio, trasformando la sezione Udc in laboratorio di idee e proposte sulla scia di un programma che esca dagli schemi visti finora, ripensando al governo cittadino poichè, così com’è, fa acqua da molte parti.

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Il blog di Iles Braghetto

giovedì 12 marzo 2009

"Crisi, il centrodestra deve confrontarsi"


L'appello del consigliere dell'Udc dopo le dimissioni del Sindaco Meneghin
Romani: " Non possiamo consegnare il Comune nelle mani della sinistra"

Tratto dalla Voce di Rovigo del 12/03/2009 di Piera Marsilio


"E' escluso oggi e in un futuro ogni mio appoggio al sindaco Paolo Meneghin ma sarà il mio partito l'Udc a valutare se esistono le premesse per fare all'interno dell'intero centrodestra badiese un tavolo di discussione che possa portare a una soluzione politica che veda al centtro di tale azione il bene della città per oggi e per il futuro. Solo allora, sarò pronto a fare il mio dovere, come ritengo sempre di avere fatto". A dirlo è Giuseppe Romani consigliere dell'Udc che vuole chiarire la propria posizione in merito alle dimissioni del sindaco Paolo Meneghin nello scorso travagliato consiglio comunale. "Una politica dei sospetti, delle supposizioni, e delle insinuazioni" la definisce. " Oggi in gioco c'è il bene ed il futuro dei cittadini di Badia - sottolinea - il funzionamento dei servizi della città.C'è in gioco la rispettabilità della città nei confronti delle altre istituzioni e delle altre amministrazioni. Chi gode oggi delle dimissioni del sindaco e parla di una città che si può finalmente rialzare la testa non capisce che ciò che è successo è una sconfitta per l'intera città, sia di chi aveva il dovere di governarla e che non ha saputo farlo in maniera politicamente coerente, sia di chi ha ruoli all'interno del consiglio comunale e che in maniera ottusa, scomposta, e personale ghigna per quanto successo".
"Ho fatto l'assessore per due anni e mezzo al fianco del sindaco Meneghin - continua Romani - con impegno, entusiasmo e serietà, sottraendo molto del tempo che avrei dovuto dedicare alla mia professione ed alla mia famiglia, questo grazie anche alla collaborazione e solidarietà dei miei colleghi e collaboratori di lavoro e alla grande comprensione che la mia famiglia ha avuto conoscendo la mia passione politica. A livello personale quando mi sono state tolte le deleghe di assessore non ho rilasciato nessun comunicato, nessuno sfogo, nè sui giornali nè sulla pubblica piazza, perchè ritenevo che il clima politico fosse già di per se in una fase delicata, e perchè comunque la mia azione politica è sempre stata rispettosa, come lo sarà in futuro, delle decisioni che in maniera collegiale e condivisa ha sempre perso il mio partito dell'Udc. Nessun pressing politico è stato fatto dal sindaco Meneghin nei miei confronti,
nessun ricatto legato alla mia professione è stato esercitato nei confronti di chicchessia. Siamo ancora in una democrazia libera, dove discutere è un bene prezioso della libertà di cui godiamo ancora in questo paese Italia e continuerò a discutere con chi credo più opportuno, sempre nel rispetto delle reciproche posizioni".

Trattative per salvare Meneghin Bellotti prende in mano la situazione


Voci di un pressing su Romani (Udc) che però smentisce
Tratto dal Resto del Carlino di Rovigo del 12/03/2009 di Cristiano Bendin



Ha ancora un paio di settimane, il sindaco dimissionario Paolo Meneghin, per ripensarci e tentare di rimettere insieme i cocci della sua vecchia maggioranza ridotta a soli nove componenti. La legge, infatti, dice che «le dimissioni diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al Consiglio comunale». E dalle manovre in corso in questi giorni, pare proprio che Meneghin abbia tutta l’intenzione di giocarsi le ultime chance per risparmiare alla città l’onta del commissariamento ed evitare di lasciare per strada il Pat, il bilancio, il project financing della nuova piscina e i finanziamenti per ultimare il Teatro Sociale, cioè i punti cardine del programma elettorale col quale si era presentato agli elettori nel 2004. A prendere in mano la situazione è stato direttamente l’onorevole Luca Bellotti, che a Badia ha una parte rilevante del suo consenso elettorale. Secondo indiscrezioni, il deputato di An avrebbe convocato i nove componenti della vecchia maggioranza (cioè, oltre al sindaco, i quattro esponenti di An, i due assessori forzisti rimasti fedeli al sindaco più gli indipendenti Cabassa e Tesin) per fare il punto della situazione e tentare una via d’uscita che salvi la faccia al primo cittadino — che resta pur sempre espressione di FI-Pdl e attualmente non sono molti, in provincia di Rovigo, i primi cittadini espressione del centro-destra —, eviti spaccature insanabili in vista della ormai imminente costituzione del Pdl e consenta di recuperare per strada progetti importanti, come il Pat, la piscina e così via. Sempre secondo le voci ricorrenti in questi giorni, Bellotti avrebbe ottenuto da tutti una sorta di benestare a trattare per salvare la ‘baracca’. Sulle strategie che il deputato ha in mente, però, vige l’assoluto riserbo anche se non sono da escludere manovre di avvicinamento all’alleato Forza Italia, quindi all’assessore regionale Renzo Marangon. Tra le voci ricorrenti anche quella di un pressing sul consigliere comunale Udc Giuseppe Romani, ex assessore alla cultura, affinchè appoggi — o comunque non voti contro — la maggioranza. Un pressing che sarebbe sconfinato nel campo lavorativo — Romani è ingegnere e il suo studio sta curando la progettazione, fra le varie cose, dell’urbanizzazione dell’area ex Verzaro — ma che l’interessato ha smentito seccamente: «E’ escluso oggi e in un futuro ogni mio personale appoggio al sindaco Menghin, ma sarà il mio partito dell’Udc a valutare se esistono le prerogative per fare all’interno dell’intero Centro Destra badiese un tavolo di discussione che possa portare a una soluzione politica che veda al centro di tale azione il bene della città per oggi e per il futuro. Solo allora, sarò pronto a fare il mio dovere, come ritengo sempre di aver fatto».

La base dell’Udc tira a centrodestra


Il Pdl cerca la carta Tescaroli

Tratto dal Gazzettino del 12/03/2009 di Roberto Pavan



Accelerata improvvisa nella corsa alla ricerca del candidato di spicco del nascente Partito della libertà per la Provincia.Salta fuori il nome dell’adriese Nereo Tescaroli, attuale direttore del Consorzio rifiuti, già segretario generale per molti anni a Palazzo Celio a cavallo degli anni 80 e 90 sotto le presidenze Nonnato, Monesi e Brigo, nonché incaricato delle stesse funzioni al Comune di Venezia e ancor prima ad Adria. Una lunga carriera nella stanza dei bottoni, un funzionario di stimata esperienza il quale, più che far parte della politica, ne ha tenuto le redini controllandola e probabilmente anche correggendone errori ed eccessi.
Pare che il suo nome sia stato fatto direttamente da Renzo Marangon con il benestare, o forse il suggerimento, del governatore Giancarlo Galan. L’interessato, però, sembra non sia disponibile a una discesa in campo così repentina e dovrebbe aver declinato l’invito. Addirittura era anche stata avanzata l’ipotesi che Tescaroli potesse essere candidato, sempre per il Pdl, per il Comune di Adria. Ipotesi che i bene informati considerano priva di ogni fondamento. Resta il fatto che l’approssimarsi della data del congresso per il decollo del Pdl fa aumentare l’interesse verso la scelta dei candidati. Sicuramente per FI e An pronte a fondersi, presentare fin d’ora un candidato credibile e condiviso, sarebbe un vantaggio in chiave elettorale. Anche perché nel centrodestra la confusione si sta depositando su tutti i partiti come un velo di polvere. Dei problemi intestini della Lega se ne parla nelle pagine interne. Chi sembra navigare senza una direzione precisa è l’Udc. Non vuol sentir parlare di fratture il segretario provinciale Francesco Milan, ma è chiaro che le iniziative del presidente Renato Borgato, e di parte dei giovani oltre che di altri membri del direttivo gli stanno facendo mancare al terra sotto i piedi.
L’ultimo in ordine di tempo a dare indicazioni sugli indirizzi che dovrà prendere il partito è il segretario organizzativo Aldo Borgato, che auspica la scelta definitiva di coalizzarsi con gli altri partiti del centrodestra come già succede con l’opposizione in Comune capoluogo. Aldo Borgato ha partecipato all’inaugurazione della sede regionale di Padova, presente il segretario nazionale Lorenzo Cesa dal quale ha ricavato indicazioni sulle scelte politiche che deve fare l’Udc. Sembra che Cesa abbia anche detto che ogni Provincia dovrà avere candidati dell’Udc autonomi, a eccezione di Rovigo dove l’alleanza con Pdl e Lega deve essere scontata.

"Udc, a Rovigo con il centrodestra garantendo la propria identità"

La lettera di Aldo Borgato delle segreteria comunale

Tratto dalla Voce di Rovigo del 12/03/2009

Intervento di Aldo Borgato, segretario organizzativo comunale di Rovigo dell'Udc, dopo la sua partecipazione all'inaugurazione della nuova sede regionale. Ho chiesto inserire su codesto quotidiano, la mia opionione come segretario organizzativo comunale di Rovigo del partito Udc.Lunedi 9 Marzo, si è inaugurata la nuova sede Regionale, del partito Udc, ubicata a Padova in via Medoaco 6, vicino all'uscita Padova Ovest. Io come organizzativo, ero presente, e ho ascoltato il nostro segretario nazionale Lorenzo Cesa che enunciava i nuovi indirizzi politici, alla presenza del nostro segretario regionale, nonchè onorevole Antonio De Poli. E di molti altri convenuti per tale evento, alla presenza di varie testate e tv, che hanno redatto tale evento con riprese ed interviste.Alcune considerazioni sui punti focali redatti nell'occasione, enunciati sia da on. Cesa che da on. De Poli. Si identificano in un federalismo vero, con un si al 20% irpef Disegno di legge n2105 delega al governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'art. 119 della Costituzione; art 132 (principi e criteri direttivi concernenti l'entità e il riparto dei fondi perequativi per gli enti locali) dopo il comma 1 aggiunge il seguente: 1-bis. I decreti legislativi di cui all'articolo 2 istituiscono, in favore dei comuni, con efficacia a decorrere dal 1° Gennaio 2010, la compartecipazione del (20% irpef) venti per cento al gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. Si ad aiuti a chi perde il lavoro, No ai 500mila euro a Roma; No ai 150 mila euro a Catania. No agli studi di settore, No a Patto di Stabilità, No ak provvedimento quota latte. Infine un bel No ai Fondi Cipe Lombardo-Siculi (ponte stretto di Messina).Come sostenitore ed iscritto all'Udc credo che, gli spot come dice il nostro leader Casini, devono fnire.Durante tale inaugurazione si è parlato anche delle possibili alleanze in Veneto, potrebbero avvennire.Prestando sempre un occhio di riguardo, a coloro che più si affinano ai nostri ideali, restando pero fieri di esistere. Comportando con questo l'esser pronti ad andare ancora da soli a tutte le prossime elezioni se non vi fossero le condizioni ideali.L'Udc comunale di Rovigo, se mi è possibile adesso una considerazione, riconosce i nostri possibili alleati in quel centro-destra, che nel comunale di Rovigo ci trova affiancati alle varie attività e manifestazioni, ed in opposizione. Spero che questa nostra lealtà, si riconosca, e venga tradotto in alleanza per la provincia. Ovvio, credo che la nostra, sia presa come una possibile alleanza, dove noi dell'Udc entriamo come propositori, e non come solo dei voti da mettere nel sacco. Per poi non ascoltare la voce, la nostra, che può dar consigli utili. Perchè credo che in una coalizione, se tutti sono posti come veri alleati, questo porta avanti, un lavoro, che porta veramente linfa vitale alla nostra comunità. Che in provincia di Rovigo, trova problematiche che si accentuano, proprio perchè questo territorio, grande per le possibilità, resta sempre però indietro come cò che viene fatto.

Aldo Borgato

Segretario Organizzativo comunale di Rovigo

mercoledì 11 marzo 2009

Dichiarazione del Consigliere Giuseppe Romani del 11/03/2009


Pubblichiamo il testo integrale del comunicato stampa redatto dal Consigliere Giuseppe Romani in risposta agli articoli usciti nei giorni scorsi sulla crisi consiliare badiese.

Badia Polesine, 11 marzo 2009




Il riferimento è a quanto apparso sulla stampa, in particolare sul quotidiano “Il Gazzettino” in un articolo firmato a nome di Aguzzoni Paolo.
“Quanto evidenziato dall’articolo su “voci suffragate da elementi concreti” o sul “pare non si sia mai interrotto il pressing sul consigliere comunale dell’UDC Giuseppe Romani” è il risultato del mediocre livello che la politica badiese ha raggiunto. La politica dei “pare” o delle “voci”, vale a dire la politica dei sospetti, delle supposizioni e delle insinuazioni.
E’ escluso oggi e in un futuro ogni mio personale appoggio al sindaco Paolo Menghin, ma sarà il mio partito dell’UDC a valutare se esistono le prerogative per fare all’interno dell’intero Centro Destra badiese un tavolo di discussione che possa portare a una soluzione politica che veda al centro di tale azione il bene della città per oggi e per il futuro. Solo allora, sarò pronto a fare il mio dovere, come ritengo sempre di aver fatto.
Oggi in gioco c’è il bene e il futuro dei cittadini di Badia, del funzionamento dei servizi della città, c’è in gioco la rispettabilità della città nei confronti delle altre Istituzioni e delle altre Amministrazioni. Chi oggi gode delle dimissioni del Sindaco e parla di una città che può finalmente rialzare la testa non capisce che ciò che è successo è una sconfitta per l’intera città, sia di chi aveva il dovere di governarla e che non ha saputo farlo in maniera politicamente coerente sia di chi ha ruoli all’interno del Consiglio Comunale e che in maniera ottusa, scomposta e personale ghigna per quanto successo.
Ho fatto l’assessore per due anni e mezzo al fianco del sindaco Meneghin, con impegno, entusiasmo e serietà, sottraendo molto del tempo che avrei dovuto dedicare alla mia professione e alla mia famiglia, questo grazie anche alla collaborazione e solidarietà dei miei colleghi e collaboratori di lavoro e alla grande comprensione che la mia famiglia ha avuto conoscendo la mia passione politica.
A livello personale quando mi sono state tolte le deleghe di Assessore non ho rilasciato nessun comunicato e nessuno sfogo, né sui giornali né sulla pubblica piazza, perché ritenevo che il clima politico fosse già di per se in una fase delicata, e perché comunque la mia azione politica è sempre stata rispettosa, come lo sarà in futuro, delle decisioni che in maniera collegiale e condivisa ha sempre preso il mio partito dell’UDC.
Oggi mi sento in dovere di rilasciare una dichiarazione perché quanto riportato sul quotidiano di ieri 11 marzo 2009 è offensivo nei miei confronti, nei confronti delle persone con le quali ho lavorato come amministratore in due anni e mezzo. Nessun pressing politico è stato fatto dal Sindaco Meneghin nei miei confronti, nessun ricatto legato alla mia professione è stato esercitato nei miei confronti da chicchessia. Siamo ancora in una democrazia libera, dove discutere è un bene prezioso della libertà di cui godiamo ancora in questo paese Italia e continuerò a discutere con chi credo più opportuno, sempre nel rispetto delle reciproche posizioni.
Concludo con una riflessione politica. Badia è sempre stata per tradizione, per storia, per pensiero una città moderata, dove politicamente il Centro è sempre stato un punto di riferimento per i Badiesi e dove al centro ha sempre trovato delle personalità politiche che l’hanno fatta crescere, con intuizioni e capacità che l’hanno portata spesso ad essere un punto di riferimento per il territorio circostante. Oggi assistiamo alla conclusione di uno spettacolo indecoroso, dove il partito di maggioranza relativa di Forza Italia, e che parti di questo pensiero di centro incarna, per strani personalismi e voglie di rivincita, esclude prima e abbatte, poi, se stessa. E’ un atteggiamento che in prospettiva della elezioni Amministrative del 5 e 6 giugno può consegnare la città per la prima volta alla sinistra.
Non c’è dubbio che occorre un cambio generazionale delle persone che hanno governato Badia fino ad oggi, sia perché la città è cambiata in questi ultimi 15 anni, sia perché la città è in grado di esprimere nuove forze, preparate e capaci di affrontare con entusiasmo le future sfide amministrative, e questo non è solo il mio pensiero ma è il pensiero del mio partito dell’UDC.

Giuseppe Romani

La maggioranza fa pressing su Romani


Se il consigliere Udc cambiasse idea potrebbe garantire il voto che salverebbe in extremis Meneghin
Il sindaco dimissionario dovrebbe ripresentarsi presto in consiglio e chiedere il voto di fiducia


Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 11/03/2009 di Paolo Aguzzoni


La voce pare suffragata da elementi concreti. Sarebbe in atto un tentativo in extremis per evitare che diventino effettive le dimissioni del sindaco Paolo Meneghin. Sembra ci sia il margine per poterle ritirare, ma per farlo occorre che Meneghin si ripresenti davanti al consiglio comunale e faccia marcia indietro ovviamente dimostrando che ha una maggioranza: in fondo gli manca un solo voto. Dalle dichiarazioni sentite il 5 marzo spazio non ce n'è salvo che qualcuno non cambi idea all’ultimo momento. Pare non si sia mai interrotto il «pressing» sul consigliere comunale dell'Udc Giuseppe Romani per convincerlo a fare marcia indietro: non sappiamo cosa risponderà e se risponderà, ma pare che le pressioni messe in atto siano piuttosto pesanti e potrebbero interessare anche la sua attività di libero professionista. Vedremo se la politica badiese offrirà alla riflessione pubblica anche questa nuova puntata.
Intanto registriamo il commento del coordinatore del Pd badiese Gianni Stroppa che appena un mese, era il 6 di febbraio, aveva lanciato provocatoriamente l'operazione «Salvate il soldato Ryan» immaginando proprio il sindaco nelle vesti del protagonista del film. «"The end" - commenta Stroppa -; nella serata del 5 marzo è stata posta la parola fine a quello che politicamente si manifesta come una rappresentazione cinematografica de Salvate il soldato Ryan. Con lo stesso epilogo. Tutti coloro che si erano prodigati nella spedizione per salvare il sindaco Meneghin, da febbraio 2007 in poi, hanno dovuto ammettere il fallimento dell’operazione.
Dal 22 dicembre scorso sono trascorsi più di 70 giorni senza che si sia trovato un accordo politico relativo alla strutturazione della futura Pdl, con un sindaco, Meneghin, non in grado di tessere né accordi nè forse rapporti personali. E la discussione, per certi versi dura, avvenuta durante il consiglio comunale ne ha delineato i contorni, sparagliando ancor più la futura prospettiva politica, tanto che nella dichiarazione di dimissioni il sindaco ha addirittura rilanciato con la sua autocandidatura per le prossime amministrative».
Lo stesso Stroppa però apre uno scenario che si riconduce alla voce di cui s’è detto: «Le dimissioni del sindaco diverranno efficaci ed irrevocabili nei prossimi 20 giorni, come prevede l’articolo 51 dello Statuto comunale approvato il 26 aprile 2004. Non voglio e non posso pensare che in questo lasso di tempo vi saranno colpi di teatro che affosserebbero definitivamente il logico pensare comune». Anche Riccardo Mantovani, coordinatore locale e vice segretario provinciale del Partito Socialista, interviene sulle dimissioni di Meneghin e puntualizza: «Il Ps vuole mettere in risalto come le dimissioni, peraltro sin troppo tardive, siano state una boccata d'aria sana, per una città che stava arrancando paurosamente. Quanto accaduto giovedì 5 marzo è motivo, in un certo modo, d'orgoglio per Badia, che può in effetti tornare a rialzare la testa». Pure a Mantovani resta un sospetto: «Speriamo abbia concretamente a decorrere il termine dei 20 giorni per rendere effettive le dimissioni, senza che vi siano ripensamenti o ulteriori ribaltoni. Sarebbe invero ridicolo e, forse, perfino offensivo nei confronti della cittadinanza badiese».

martedì 10 marzo 2009

Le dimissioni del Sindaco? Mossa giusta ma tardiva


Le dimissioni del Sindaco?
Mossa giusta ma tardiva

Tratto dalla Voce di Rovigo del 10/03/2009 di Roberto Rizzo




A distanza di pochi mesi dalle elezioni amministrative, si terranno il 6 e 7 giugno, sia pure con un certo ritardo, il sindaco di Badia Polesine, Paolo Meneghin ( nella foto ) ha preso atto di non contare più, in consiglio comunale, di una maggioranza, ed ha fatto ciò che tutti, cittadini e partiti politici, si aspettavano e, cioè, ha rassegnato le dimissioni.
Questo atto è politicamente rilevante, pur essendo ininfluente sotto il profilo amministrativo, perchè l'attuale gestione del comune è stata portata, in mezzo a non poche difficoltà, incomprensioni e polemiche, a quello che doveva essere al suo previsto capolinea. Il gesto; sia pur tardivo e ci ripetiamo in questo giudizio, che Meneghin ha fatto, va, comunque, a sottolineare la sensibilità dell'ormai ex sindaco che probabilmente, con le dimissioni, ha messo in evidenza almeno due aspetti di tutta questa complessa vicenda: 1. non si può continuare a governare tra continui "battibecchi" che hanno assunto, a tratti, l'immagine di liti, ovviamente verbali; 2. anche i sindaci pur eletti direttamente dai cittadini, devono ritornare al giudizio dell'elettore, anche se questa decisione è dolorosa, quasi sempre traumatica, perchè finisce una collaborazione alla quale si era creduto se non altro per la condivisione di un programma, per accordi anche sulla scelata degli uomini chiamati a dare concretezza alle stesse linee programmatiche.I sindaci eletti dal popolo non sono i podestà di antica memoria.Perchè i sindaci sono eletti dal popolo e quando in una comunità il consiglio comunale si frazione e si mescolano le carte, e quando una parte della minoranza si sostituisce ad una parte della maggioranza, allora ne esce una partita che non può essere giocata.Anzi: non deve essere giocata nell'interesse, prima di tutto, dei cittadini, i quali si attendono coerenza ad un progetto e ad una coalizione che erano stati scelti.Per questo è indispensabile il massimo rispetto degli elettori.Per questo abbiamo definito tardive le dimissioni di Meneghin.Per questo, ancora, Paolo Meneghin, meglio tardi che mai, l'ha capito ed ha fatto di conseguenza.Non si può sfuggire, infatti a queste regole che sono il cardine della democrazia.E tentiamo di rafforzare questo concetto sottolineando che sarebbero guai grossi se gli eletti dai cittadini, una volta arrivati dalle cariche istituzionali, non continuassero a rispettare il mandato ricevuto: è anche questa una regola fondamentale della partecipazione indiretta del popolo alla gestione della cosa pubblica.E' sempre preferibile votare una volta in più perchè nel caso di fratture insanabili, che determinano il cambio di maggioranza, la decisione spetta agli elettori.

domenica 8 marzo 2009

"Evitare il commissariamento"


Il Comune alle prese con la crisi. E Borgatti avverte: "Va recuperata la fiducia dei cittadini"
L'invito di Luca Bellotti dopo le dimissioni del sindaco: "Serve più' responsabilità"

Tratto dalla Voce di Rovigo del 08/03/2009

Le dimissioni del sindaco Paolo Meneghin hanno gettato nel caso il Comune di Badia che ora si appresta ad essere commissariato; una scelta quella del sindaco che è parsa da subito abbastanza inevitabile durante l'ultimo consiglio. A distanza di poche ore dalla scelta di Meneghin di abbandonare la poltrona di sindaco c'è chi però chi chiede che si faccia il possibile per evitare il commissariamento. "Il sangue, è stato versato - afferma l'onorevole Luca Bellotti (An) - Sin qui ho visto soltanto faide e un regolamento di conti come nel Farwest". "Credo - aggiunge l'onorevole trecentano - che sia giunto il momento di riflettere, il commissariamento sarebbe infatti una bocciatura per la cittadinanza e io per quanto possibile mi adopererò per cercare di scongiurare questa ipotesi". Secondo Bellotti a rendere ancor più preoccupante il caso di Badia c'è la difficile congiuntura economica pazionale e locale. "E' anche per questo che va assolutamente evitato il commissario prefettizio, tutti quanti devono rendersi conto di cosa significa in un momento difficile come questo arrivare a commissariare un Comune". Si dichiara invece "dispiaciuto" il coordinatore provinciale di Forza Italia Mario Borgatti. Ma l'esponente azzurro mette subito in chiaro che le responsabilità della crisi devono cercarsi nel "rimpasto" del 2007. "A noi afferma Borgatti - dispiace che sia caduta la giunta; abbiamo cercato alcuni giorni fa di proporre soluzioni per poter arrivare alla scadenza naturale del mandato, ciò non è avvenuto e la giunta che non aveva in precedenza accettato l'appoggio dei consiglieri di Fi (i cosiddetti marangoniani ndr) ha preferito scegliere,il sostegno della sinistra. Questa amministrazione - continua il coordinatore provinciale di Fi - è caduta non perché Forza Italia non ha votato, ma per colpa della maggioranza che si è voluto creare a tutti i costi" . Quanto al futuro e alla nascita del Pdl anche a Badia il coordinatore predica comunque ottimismo: "Vedremo in futuro cosa fare, ma quello che è sicuro è che ci vuole meno arroganza e più senso di responsabilità". Quanto alle dichiarazioni del sindaco che ha fatto sapere di volersi comunque ricandidare alle prossime amministrative il coordinatore azzurro preferisce non commentare, ma spiega che "il Pdl che nascerà ad aprile dovrà prima di tutto riconquistare la fiducia dei cittadini di Badia che hanno sempre votato per il centrodestra" , Il Pd intanto tramite il coordinatore Gianni Stroppa ha affidato il proprio pensiero al sito del partito. "Lo scambio di accuse reciproche hanno evidenziato un malessere che covava da tempo e proveniva da lontano, apparso non certo edificante per i presenti e per i molti giovani che hanno partecipato all'adunanza consigliare afferma il coordinatore del Pd - Dal 22 dicembre scorso sono trascorsi più di 70 giorni senza che si sia trovato un accordo politico relativo alla strutturazione del futuro Pdl, con un sindaco, Meneghin, non in grado di tessere né accordi nè forse rapporti personali. E la discussione, per certi versi dura, avvenuta durante il consiglio comunale ne ha delineato i contorni, 'sparagliando ancora di più la futura prospettiva politica, tanto che nella dichiarazione di dimissioni il sindaco ha addirittura rilanciato con la sua autocandidatura per le prossime amministrative. L' applauso dell'attuale gruppo, ormai, minoritario (ala ex bendiniana e la parte di An in carico all' onorevole Bellotti) che lo ha sostenuto fino all'ultimo potrebbe essere indizio dell'accordo già siglato" .

Resa dei conti tra Meneghin e Boldrin


Da amici a nemici, ancora alleati e poi uno scambio di accuse sulle ragioni della crisi
Rimpallo di responsabilità sugli impianti sportivi che hanno "strozzato" il Comune

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 08/03/2009 di Paolo Aguzzoni

A ripercorrere le tappe del consiglio comunale di giovedì scorso si possono leggere due momenti: quello antecendente le dimissioni del sindaco Paolo Meneghin e quello che ha portato alle stesse dimissioni diventate ormai l'unico passaggio logico di una situazione ormai deteriorata. Meneghin è apparso nostalgicamente legato al passato, alla Democrazia Cristiana, il suo partito che non c'è più, e a quel gruppo di giovani che nel 1975 ha preso in mano le sorti del comune di Badia Polesine con Germano Goia (Dc) il più giovane sindaco d'Italia che a soli 23 anni che guidò una Giunta giovane con soli due «anziani»il socialdemocratico Italico Verzaro e il liberale Giancarlo Cicogna. Meneghin è il solo "sopravvissuto" di quella esperienza .. Meneghin in cuor suo pensava che la situazione fosse ancora recuperabile nonostante, per sua ammissione, tutto sia nato altinizio del 2005 quando lo scontro fra i forzisti Iginio Bendin - Renzo Marangon scatenò «una guerra devastante per Badia e per tutto il Polesine». Alle comunali del 2004 quando Meneghin vinse nettamente con la Lista «Progetto per Badia»: Fi, An, Udc e indipendenti, seguito da «Badia al centro» (Margherita, Sdi, Liberali). Nell'autunno 2004 da «Badia al Centro» uscirono i liberali Luca Rossetto e Claudio Guerra che dopo qualche mese passarono a Fi alla corte di Renzo Marangon. Febbraio 2005: si candidò alle Regionali Iginio Bendin (Fi) facendo scoppiare la guerra con Marangon che vinse per una manciata di voti. Il Comune di fatto era guidato da Bendin e,dal direttore generale Gianfranco Tiengo: un sodalizio a prova di bomba. Giugno 2005: i forzisti di maggioranza, Giovanni Rossi e Pierleopoldo Visentin, costituirono, con la bendizione di Marangon, il Gruppo Fi con. Rossetto e Guerra. Settembre 2006: Meneghin e i suoi volevano confermare Fabrizio Rossi alla Casa di Riposo, ma gli alleati Udc e parte di Fi innescarono la crisi. Ottobre 2006: Meneghin tolse le deleghe all'assessore Giuseppe Romani (Dc). Febbraio 2007: il ribaltone, con cui vennero cacciati dalla maggioranza Rossi, Visentin e i due Udc Romani e Pigaiani, sostituiti da Mauro Usini, presidente del Consiglio comunale, ed Edo Boldrin di «Badia al Centro» e Mariolina Fogagnolo e Silvia Veronese, che diventò assessore, di «Liberamente a sinistra». Dicembre 2008: uscirono dalla maggioranza Usini, Boldrin, Veronese e Fogagnolo e tre mesi dopo le dimissioni di Meneghin. Lo stesso sindaco giovedì sera ha ritenuto che «l'unica prospettiva è quella di ricompattare le forze del centro destra nel Pdl che sta per nascere, alleato con l'Udc e la Lega Nord»: ma come nascera il Pdl badiese? "Non so se sarò candidato sindaco di questa coalizione - ha detto Meneghin - ma ci attendono sfide importanti con il Pat, il completamento del Teatro Sociale; il recupero della Vangadizza e l'area industriale di Crocetta anche se vi sono aziende ogni giorno in sofferenza con perdita di posti di lavoro». Certo, Meneghin se l'è presa anche con la stampa, ma alla stessa non ha mai orgogliosamente voluto rivolgersi per dare il suo punto di vista dopo la crisi scoppiata il 22 dicembre 2008, e così ha scelto di andare allo scontro con l'alleato-nemico ex sindaco Edo Boldrin al termine del suo intervento di apertura. Il termine del contendere sono stati i nuovi impianti sportivi che «sono stati decisi non da me, ma da Boldrin e dalla sua Giunta'di cui facevano parte assessori che ora stanno anche con me (Marcello Ferreri, Mario Cabassa e Renzo Aguzzoni, ndr), impianti nati senza soldi come più volte ha avuto modo di ammettere l'assessore Giulio Casarotto. lo ho deciso che andavano comunque finiti». Poi quasi contraddicendosi ha aggiunto: «Smettiamola di dire che gli impianti sportivi sono una palla al piede. Boldrin ha anche svenduto la scuola media e cosane sa lui del Pat? Badia ha rialzato la testa da quando lui non è più sindaco!». Parole pesanti contro l'alleato che ha salvato Meneghin dopo il ribaltone del 15 febbraio 2007. Quando è intervenuto Boldrin si è capito che la partita era finita. «Le parole di Meneghin - ha detto l'ex sindaco - sono livorose verso la mia persona: lei avrei giustificate se fossero state pronunciate la sera del 22 dicembre 2008 o nei giorni immediatamente successivi. Il suo intervento è scomposto verso di me che non ho mai offeso la sua persona e nemmeno ho mai citato gli impianti sportivi: i soldi allòra c'erano ed è stata la sua Giunta a volere delle migliorie con soldi che non c'erano. Lei ha svilito il mio lavoro con una boria e un orgoglio non giustificati. Badia è al disastro finanziario per questo ho deciso di lasciare la maggioranza. Del Pat, con i consiglieri che la sostenevano, non ha. mai parlato, nemmeno gli assessori sapevano quello che stava succedendo, la sua è una reticenza sosp'etta. Per sostenere la maggioranza ho messo la mia faccia e, ripeto, sono preoccupato per la città disastrata finanziariamente. Lei doveva convocare prima un Consiglio comunale per dirci quello che stava succedendo: intanto si è bloccato tutto».

«Hanno vinto rancori e vendette, ora serve una svolta»


L’ASSESSORE BARBIERI DOPO LA CRISI: «SIAMO CON MENEGHIN». ROSSETTO: «VEDREMO...»

Tratto dal Resto del Carlino del 07/03/2009 di Cristiano Bendinbarbieri

GIOVEDÌ SERA, dopo le dimissioni di Meneghin, aveva sbottato: «Dopo questa seduta il Pdl a Badia non si farà più: piuttosto mi presento con una mia lista. Marangon è responsabile di tutto e la pagherà». Ieri, a mente fredda e dopo essersi consultato con l’onorevole Luca Bellotti, l’assessore ai servizi sociali Giulio Barbieri (nel tondo), leader storico della destra badiese e ora uno dei delegati al congresso costituente del futuro Pdl, ha corretto il tiro: «Il centro-destra badiese ha perso una buona occasione per ricompattarsi: ancora una volta hanno vinto personalismi, rancori e vendette. Tuttavia faremo di tutto perché anche nella nostra città nasca un Pdl». Con chi? Anche con i marangoni che l’altra sera aveva accusato di aver provocato la caduta di Meneghin? «Sì, anche con loro — risponde a denti stretti — ma è chiaro che ci dovrà essere un ricambio così come non escludo possano esserci delle scissioni». Un riferimento al collega di giunta Marcello Ferreri (Fi) che ha affermato di dubitare che a Badia possa esserci spazio per un Pdl unito? «Non so cosa farà Ferreri, noi ci saremo e saremo al fianco di Meneghin, come abbiamo sempre fatto». Sarà lui, dunque, il candidato sindaco? In aula, giovedì sera dopo le dimissioni, ha detto che si ricandiderà… «Sì, sarà lui il nostro candidato – risponde Barbieri – e comunque è presto per parlare. Ora avrà venti giorni per decidere cosa fare, potrebbe anche revocarle». La legge, infatti, afferma che «le dimissioni presentate dal sindaco diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al consiglio». Sullo sfogo dell’altra sera, Barbieri si limita a dire: «E’ stato un momento, che ora è passato. In un momento di crisi come questo, abbiamo il dovere di essere uniti: l’altra sera in Consiglio abbiamo dato un cattivo esempio alla cittadinanza». Sul nome di Meneghin, però, i potenziali alleati futuri non sono propriamente d’accordo con l’assessore di An: «Sono d’accordo con Barbieri quando dice che lavoreremo assieme per il Pdl e con chiunque creda in questa nuova formazione. Il nome di Meneghin, però, non è così scontato come dice lui. La nostra priorità sarà lavorare per un centro-destra forte e strutturale, sempre che i personalismi e le vendette non vadano a ledere la bontà di un progetto politico generale. Dovremo lavorare sui programmi e impegnarci affinché certe cose a Badia non accadano più». Intanto si rafforzano le voci relative alla possibile costituzione di una lista civica con Boldrin, Ferreri e altri ‘big’ della maggioranza post-ribaltone: difficile pensare che tante lacerazioni e la rottura di giovedì scorso non lascino il segno…

sabato 7 marzo 2009

Meneghin getta la spugna, arriva il commissario


In Consiglio Comunale si è giunti all'epilogo della giunta anomala che aveva perso il sostegno degli esponenti del centro sinistra

Il sindaco si dimette ma annuncia che sarà candidato alle prossime amministrative: " Ho voglia di battermi"

Tratto dal Gazzettino del 07/03/2009 di Paolo Aguzzoni

Paolo Meneghin (Fi) si è dimesso da sindaco di Badia Polesine;le sue dimissioni comportano lo scioglimento del consiglio comunale eletto nel giugno del 2004; si attende l'arrivo del commissario prefettizio.Sono le 21.48 di giovedì 5 Marzo quando la seduta del consiglio comunale, iniziata alle 19, riprende dopo la sopensione chiesta dal capogruppo di maggioranza Carlo Moretti (An) alle 21.10: la sala è gremita, a tutti è chiaro che si è arrivati a fine corsa. La giunta è schierata ai tavoli, solo l'assesore Renzo Aguzzoni(Fi) si tiene defilato: nessuno sorride, c'è tensione, i visi degli assessori sono provati. Meneghin, pallido e teso, prende il microfono e dice: «Credo che tutti si aspettino da me quello che fra poco dirò, ma prima di pronunciarni dico che difendo la mia dignità come sindaco e come persona. Ho provato a portare in Consiglio comunale il bilancio di previsione 2009 che non è disastrato come stasera qualcun0 ha detto, non ci sono tagli alle materna non statale che, anzi,hanno avuto il pagamento di alcune spettanze: dico soltanto che la non approvazione dello stesso bilancio comporterà gravi danni per Badia Polesine. Non viene così approvato il mutuo per completare il Teatro sociale e altri interventi si fermeranno». «Sono diventato sindaco la prima volta nel 1985 e rimpiango il periodo nel quale i partiti erano forti e avevano regole precise da rispettare. Penso che in questo momento sia importante agire con onestà intellettuale: posso andare in piazza a testa alta e affrontare chiunque. Ho speso sempre del mio e mai ho chiesto rimborsi spese quando mi sono mosso in veste istituzionale: mi bastano i 3.500 euro lordi che prendo come indennità di carica».Meneghin prende fiato e aggiunge: «Il sindaco si dimette ma annuncio che sarò candidato alle prossime amministrative: ho voglia di battermi». Sono le 21.55 quando l'applauso del consiglio prende atto che Meneghin ha gettato la spugna. L'ultima seduta del Consiglio comunale è stata convulsa, accesa nei toni: una seratà da tutti contro tutti. Forse Meneghin pensava di potercela fare ma pare che ogni speranza sia stata spenta fra le 21.10 e le 21.48 quando il sindaco avrebbe tentato un'ultima mediazione con l'assessore regionale Renzo Marangon e trovare i voti per la sopravvivenza dai suoi quattro consiglieri forzisti (Rossi, Guerra, Rossetto, Visentin); il risultato è stato "polliceverso". La svolta è avvenuta quando si è trattato di eleggere il nuovo presidente del Consiglio ComunaIe al posto del dimissionario Mauro Usini (Pd): occorreva un candidato della maggioranza che Meneghin non ha più dal 22 dicembre scorso. «Non c'è una maggioranza - ha detto il sindaco - per questo chiedo si soprassedere a questa elezione e di andare avanti con la seduta ». Ha preso la parola Giovanni Rossi capugruppo dei forzisti "marangoniani": «Adesso sindaco non le resta che dimettersi perchè lo dice lei stesso che non ha una maggioranza. Si dimetta per permettere la costruziobne del Pdl a Badia Polesine con stimoli nuovi e persone nuove: quelli che stanno attorno a lei hanno fallito».Edo Boldrin (Pd) ha aggiunto: «Se non c'è una maggioranza per il presidente del consiglio, non c'è nemmeno per il bilancio: sindaco si dimetta. Cada davanti a noi in piedi: il consiglio è al capolinea, chiedo ai consiglieri di esprimersi e chiudere tutto». Luca Rossetto (Fi): l'«Raccogliamo adesso le firme per le dimissioni dei consiglieri». Guido Pigaiani (Udc): «Invito il sindaco a dimettersi». Poi l'epilogo.

La faida tra Marangon e Bendin in Forza Italia


La faida tra Marangon e Bendin in Forza Italia

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 07/03/2009 di Paolo Aguzzonisca5

Quello che verrà nei prossimi giorni sarà il terzo commissario prefettizio che guiderà il . comune di Badia Polesine. Il primo è stato Ruggero Fusillo, nominato nel 1956: le elezioni confermarono la Dc come primo partito e fra i candidati il più votato fu Casimiro Ravagnani che prese il doppio dei voti del secondo, quello che doveva fare in sindaco. Non ci fu accordo e sino alle elezioni del 1957 resse il Comune Ruggero Fusillo: nel 1957 fu eletto sindaco Vielmo Duò (Dc). Il secondo commissario prefettizio fu Gianfranco Mescola: nel 1969 andò in crisi la Giunta retta da Mario Montini (Dc) al
suo secondo mandato. Alle elezioni del 1970 fu eletto il Dc. Gastone Fantato che completò il suo mandato nel 1975. Per ironia della sorte, se Fantato si candiderà'alle pros~ime amministrative e le vincesse potrebbe tornare in sella dopo quasi 35 anni. Le dimissioni di Meneghin ,hanno una storia già scritta quattro anni fa quando il capo settore tecnico del comune di Badia Polesine Iginio Bendin(Fi) si candidò in contrapposizione a Renzo Marangon (Fi) alle Regionali del 2005: Fi, il maggior partito badiese, si è così spaccata e il ribaltone del febbraio 2007 ne è stata la prima conseguenza, le dimissioni di Meneghin sono l'annunciato epilogo. Marangon, che ha vinto anche questa partita," non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Si farà il Pdl a Badia Polesine? An, accettando il ribaltone del 2007 non ha fatto una bella figura muovendosi a rimorchio degli avvenimenti, pur essendo con quattro consiglieri il partito più grosso del gruppo che ha sostenuto Meneghin. Secondo Giulio Barbieri (An) sentito a fine Consiglio: «Non si farà nulla: piuttosto mi presento con una mia lista. Marangon è responsabile di tutto e la pagherà». Iginio Bendin ha perso anche questa battaglia politica: «Non mi preoccupo: sono un uomo libero e agisco di conseguenza», ha detto allontanandosi dal Comune giovedì sera. Pare che per salvare Meneghin, Marangon abbia chiesto la testa dell'assessore allo Sport Marcello Ferreri (Fi), ma il sindaco non ha ceduto. Ferreri conferma e alla domanda se entrerà nel Pdl badiese ha detto: «Noncredo proprio, ammesso che il Pdl si faccia completo. Anzi è più probabile che mio figlio più piccolo diventi presidente della Repubblica». Il clima in Fi è di rottura visto che in consiglio Giovanni Rossi ha detto: «Condivido le parole del sindaco sulla crisi in Fi, ma non è normale che uno dei due contentendi alle regionali del 2005 sia stato un dipendente conmunale (Iginio Bendin, ndr): ma qui chi comanda? E poi il vero motivo per il quel è stato fàtto il ribaltone del 2007 è stato per portare alla presidenza della Casa di riposo Fabrizio Rossi (Fi,ndr)>>. Gabriele Frigato,coordinatore provinciale del Pd, invitato a esprimersi sulla Giunta anomala insediata nel 2007: «Non mi spaventa una giunta anomala se questa nasce da un progetto votato dagli elettori, a Badia la situazione è stata diversa perchè qata dalla crisi di chi ha vinto le elezioni: l'entrata di esponenti, allora della Margherita, in maggioranza ma non in giunta e la crisi scoppiata il 22 dicembre dice che c'è stata poca chiarezza da Fi e An nonostante la presa di responsabilità di Boldrin e Usini».

Crolla la giunta di Paolo Meneghin


Dimissioni e commissariamento
Alleanze confuse e personalismi contrari alla volontà degli elettori

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 07/03/2009



Paolo Meneghin ha preso atto della situazione: non ha più i voti necessari per completare il mandato e si è dimesso. A Badia Polesine arriverà il commissario prefettizio e traghetterà il Comune alle elezioni di giugno. Un epilogo scontato, viste le gravi difficoltà in cui Meneghin si dibatteva dallo scorso dicembre con l'uscita dalla maggioranza di Usini e Boldrin, ex centristi, Veronese e Fogagnolo,elette con Liberamente a sinistra. Non sarà approvato il bilancio, nè si potrà completare il restauro del teatro Sociale. È la fine, ingloriosa, della giunta dei ribaltoni, delle lotte intestine, dei transfughi da un gruppo all'altro e delle maggioranze che diventano opposizioni e viceversa. Sembra tutto chiaro alle elezioni del 2004. Centrodestra vincente; all'opposizione i centristi di Margherita, Sdi e Liberali, e "Liberamente a sinistra". Qualche mese dopo il balletto alla ricerca dei posti al sole inizia da Guerra e Rossetto in Forza Italia con Marangon. Nel 2005 la guerra per le regionali tra Bendin e Marangon spacca Forza Italia. La giunta scricchiola dopo la risicata vittoria del rodigino. Sulle "poltrone"si scatena il finimondo. La conferma di Fabrizio Rossi alla casa di riposo è il motivo per la rottura nel 2007: Udc e Marangoniani aprono le porte alla crisi. Per restare in sella Meneghin li caccia e strappa all'opposizione Boldrin (ex sindaco con Forza Italia per cinque anni), Usini e le due esponenti di Liberamente a sinistra. Questi resistono fino a dicembre scorso. Il Comune che s'è svenato per la cittadella dello sport e con l'acqua alla gola. Siamoal "si salvi chi può".E non riesce l'ultimo disperato tentativo di recuperare i seguaci di Marangon.Volontà degli elettori calpestata, faide interne a Forza Italia, cambi di casacca in corsa, spasmodica ricerca di poltrone, capovolgimenti di alleanze sullo sfondo di voci insistenti avallate dalla Lega Nord su presunti "comitati d'affari". Sulla tenuta di coalizioni troppo variegate si pongono serie incognite. Ma se la politica è questa, fatta di personalismi, si capisce perchè tanta gente se n'è disamorata.

"Non mi fermo.Mi preparerò per le elezioni"


Il discorso del sindaco dimissionario

Tratto dalla Voce di Rovigo del 07/03/2009



BADIA POLESINE- "In 70 giorni non ho mai aperto bocca con la stampa". E' iniziato così il discorso del sindaco nella sala consiliare: "Nel 2004 ho vinto le elezioni con la lista per Badia, mille voti di vantaggio, una vittoria netta. Quando mi sono insediato credevo di avere una squadra capace di governare. Poi nel 2005 le elezioni regionali nel mio partito, Forza Italia e una guerra tra due candidati Marangon e Bendin che è stata devastante. Nel 2007 altro episodio: un problema di carattere politico, la nomina del presidente della casa di riposo ha spaccato la maggioranza, Visentin e Rossi, eletti nella mia lista si sono trovati in difficoltà e abbiamo scelto non con leggerezza e pensando ai buoni rapporti tra Fi e la Margherita, di fare un'alleanza. Sono maturati incontri con Veronese e Fogagnolo che hanno messo a disposizione la loro persona. Si è rischiato perché l'elettorato era diverso, ma siamo andati avanti due anni perché l'intesa era sui programmi. Per un anno e mezzo le cose sono andate abbastanza bene ma poi ci sono state vicende che hanno riguardato il bilancio e incomprensioni" ... "Il 22 dicembre - ha continuato Meneghin - Boldrin ha letto un documento inatteso e inaspettato. Non mi sarei mai aspettato un attacco di quella durezza. Da li poi sono " arrivate le dimissioni di Usini. Poi quelle della Veronese e della Fogagnolo presidente di commissione. Non vivo di politica - ha sottolineato - come mi siedo mi posso anche alzare. In due mesi ho avuto colloqui, ho parlato con molte persone e mi sono convinto che è doveroso finché sono in carica lavorare per la città. E negli incontri con i revisori è stato raggiunto un equilibrio". Ha detto poi di guardare avanti e dopo l'esperienza di dicembre ha preso att0 che la sua esperienza politica è finità e guarda ora alle elezioni amministrative del 6-7 giugno. "Una prospettiva che vedo - ha continuato - è quella di ritrovarsi nel Pdl che nascerà tra 20 giorni, lavorando con la forza con cui ho governato per molti anni, cercando rapporti con l'Udc, la società civile e l'elettorato giovane e meno giovane della Lega. Non so se sarò candidat0 sindaco, ma lavorerò perché la coalizione rivinca le elezioni" . E' passato a questo punto a parlare di: viabilità, Pat, teatro sociale, abbazia e della crisi. "La scelta dell'amministrazione di privilegiare le opere pubbliche, è in linea con la situazione mondiale, quando l'economia va in crisi bisogna investire nelle opere pubbliche. Questa è la sfida in favore del mondo del lavoro". Dopo il preambolo la resa dei conti con Boldrin. "E' ora di fare chiarezza - ha attaccato -leggo sul sito del Pd argomenti riguardanti gli impianti sportivi che furono decisi dalla giunta Boldrin. Ho sempre detto che sono nati male e senza soldi, Boldrin non poteva non sapere. A me due scelte, o fermarli o finirli anche pagando dei prezzi ma ora sono li a disposizione dei ragazzi. Smettiamo di dire che sono la palla al piede, sono invece il fiore all'occhiello. Le cose devono essere detto come stanno. Comefa a parlare di orgoglio lei - riferendosi a Boldrin - che ha svenduto la scuola media, che ne sa di Pat, non ha mai partecipato a nessuna riunione, redatto da uno dei migliori cinque tecnici, che ne sa degli accordi in provincia con l'assessore Zanetti che si è complimentato.Che ne sa del progetto del project della piscina e di come ci siamo arrivati. Che ne sa dei rapporti che ho intessuto con la Cariparo. Non ho più 'Voglia di stare zitto, lo sono stato per 60 giorni". E poi commentando una frase del discorso di Boldrin "l'augurio che faccio a Badia è che sappia rialzare la testa" . Quindi il riferimento alle dimissioni di Veronese e Fogagnolo. "Mi rammarico per le dimissioni - conclude - ma ma sono stati due anni che ha prodottto qualche risultato".Prima della sospensione un ulteriore appello che è risultato vano."Il tentativo era quello di portare un bilancio non disastrato. Ho sempre tenuto presente il bene della città e di fronte a questa il sindaco si dimette, ma sarò candidato alle prossime amministrative.Grazie a tutti comunque".

Gli Interventi- Barbieri dispiaciuto: "C'era la proposta di unità" Boldrin:' "La città è disastrata"


Gli Interventi- Barbieri dispiaciuto: "C'era la proposta di unità"
Boldrin:' "La città è disastrata"

Tratto dalla Voce di Rovigo del 07/03/2009



BADIAPOLESINE- Tanti gli interventi nel corso dell'ultimo consiglio comunale. Edo Boldrin ha risposto al discorso del sindaco: "E' doveroso che replichi alle parole livorose più comprensibili se fossero state pronunciate nell'immediatezza ma 70 giorni dopo no, con un scomposto intervento che non fa onore alla mia persona. Non c'è nel documento un'offesa alla sua persona, ma preoccupazione estrema per la città. Non c'è riferimento agli impianti sportivi e quando deliberammo i soldi c'erano, sono le migliorie che avete fatto voi, e questa è storia. Lasciamo una città disastrata economicamente e questo mi ha indotto a togliere la fiducia, una maggioranza che ho sostenuto per due anni ma forse lei è troppo orgoglioso per riconoscere anche questo" . Il vicesindaco Rigobello ha invece sottolineato la situazione- del pat: "Fiore all'occhiello._anche se non sarà adottato da questo consiglio. Il coronamento di quattro anni di lavoro, fatto da uno dei migliori urbanisti".
Baccaglini (consigliere di An) ha spiegato invece: "Boldrin dice che per un lungo periodo ha difeso le scelte della giunta e poi di colpo velocemente ha cambiato verso. E' una questione di tempi. Poi la decisione dell'assessore Veronese. Hanno supportato le decisioni della giunta e repentinamente hanno deciso di cambiare. An è stata l'unica che ha sempre appoggiato la giunta e continuerà a farlo fino alla fine, abbiamo fatto un grosso errore nel 2007 del quale di fronte ai cittadini devo chiedere scusa, ma eravamo in buona fede" . Mentre Moretti capogruppo di An ha attaccato: "La lista progetto per Badia si è costruita attorno a forze politiche di destra, un progetto che ebbe straordinario consenso". E' toccato quindi a silvia Veronese ex assessore alla cultura: "Sono stata presa in giro, speravo in un minimo di disamina politica, avrei gradito un discorso più franco. Sono convinta che siamo in una situazione difficile e vedremo il bilancio sulle entrate gonfiate, sulle spese sottostimate. Altre considerazioni mi riserverò dopo la visione definitiva del bilancio e vedremo chi ha ragione o torto, il tempo è a favore di giusti". Sulla stessa linea d'onda la Fogagnolo: "Sono una cittadina libera dopo il 22 mi sono resa disponibile al dialogo per dare un serio contributo per il bilancio preventivo 2009, gonfiato nelle partite di entrata, si era proposto di togliere i compensi annui (degli amministratori) e di chiedere altri mutui inoltre non c'era. un piano di rientro, una sorta di tiriamo avanti che poi ci pensiamo". "Boldrin ha riconosciuto indirettamente l'ottimo lavoro fatto dalla minoranza, condivido che c'è stata una guerra fratricida ma non dimentico che uno dei due imputati è un dipendente di questo Comune, ma qui chi comanda? qual è il fondamento politico che vi teneva uniti - ha affermato Rossi capogruppo Fi - Il sindaco continua ad elencare le cose cha ha fatto ma mai quelle che non ha fatto. Bisogna volare più basso visto che gli impianti sportivi avevano depauperato le casse, è con gli impianti che siamo arrivati a questo punto e Rossetto lo diceva da anni". "Non abbiamo visto il bilancio ma non si profilano risultati positivi ha accusato Rossetto (Fi)- Il sindaco doveva avere capacità di mediazione all'interno del partito. Approva che su Badia ci sia un Pdl compatto quando nel 2007 ha preferito imbarcare il centro sinistra. Devo credere che voglia un Pdl unito? Quanto le sembra normale che in cinque anni siano cambiati assessori e presidenti di commissione. Doveva dire come avrebbe intenzione di governare. I numeri non li ha e il Comune è sull'orlo del commissariamento". "Il Comune - ha detto Romani (Udc) non ha vinto al superenalotto. Due anni di spettacolo scadente di questa maggioranza ma la punta massima è stata il 22 dicembre". Infine Brusemini: "Siamo arrivati al capolinea in maniera brutta. Siamo qui per fare il bene della città ma che esempio abbiamo portato: la disaffezione dalla politica; bisogna avere il coraggio di prendere atto della situazione. Siamo arrivati alla fine". A conclusione del consiglio l'assessore Barbieri è stato tra i primi ad esprimere il proprio dispiacere per l'addio di Meneghin: "Mi dispiace che una parte di Forza Italia marangoniana non abbia capito i veri problemi del momento e non abbia capito la proposta di unità che ha fatto il sindaco, in un momento in cui il problema non sarà solo la sicurezza ma anche il lavoro" .

Meneghin costretto alla resa


Non riesce il tentativo del primo cittadino di ricompattare la maggioranza
Il sindaco si è dimesso nell'ultima seduta del consiglio. Ora si va verso il commissariamento

Tratto dalla Voce di Rovigo del 07/03/2009

BADIA POLESINE - Terremoto politico giovedì sera al consiglio comunale di Badia che si è concluso con le dimissioni
del sindaco Paolo Meneghin. La sala gremita di cittadini tra cui molti gioyani e la faccia cupa di alcuni assessori facevano presagire il rischio, poi concretizzatosi, dell'addio del sindaco. Meneghin ha parlato a braccio e ha fatto la cronistoria del suo mandato, di come la guerra interna a Fi, tra Marangon e Bendin, sia stata devastante, citando poi l'episodio del 'ribaltone del 2007 causato da dissapori per l'elezione del presidente della casa di riposo che ha portato all'alleanza con il centrosinistra. Poi l'episodio dell'ultimo consiglio comunale del 22 dicembre e il documento con cui Boldrin ha tolto la fiducia che causò a ruota le dimissioni del presidente Usini, dell'assessore Veronese e del consigliere Fogagnolo. Meneghin ha elencato i problemi della città e la crisi delle aziende e di come sia giusto investire in opere pubbliche. A conclusione del preambolo ha risposto agli attacchi dell'ex alleato Boldrin. A turno sono poi interventi quasi tutti. L'assessore Rigobello (An)in difesa del Pat "fiore all'occhiello" della giunta; il consigliere Baccaglini (An) sulla repentina decisione di Boldrin e degli altri di lasciare, in contrapposizione con la coerenza di An, ripresa da Moretti che ha puntualizzato come l'alleanza del 2007 doveva consentire di finire il mandato. L'ex assessore Veronese ha ribadito che il bilancio è gonfiato e le spese sottostimate, Fogagnolo idem aggiungendo che è mancato ,un piano di rientro. Rossi (Fi opposizione) ha lanciato accuse sul ribaltone definito una convenienza politica. Poi la richiesta di dimissioni proseguita con Rossetto (Fi opposizione); Romani (Udc) che ha parlato di due anni scadenti e di una maggioranza anomala. Dopo la bagarre Claudio Guerra, vicepresidente del consiglio, ha presentato il primo punto all'ordine del giorno, l'elezione del presidente dell'assemblea, nomina che spetta alla maggioranza come da regolamento. "Visto che non c'è - ha detto il sindaco - chiedo di soprassedere alla nomina perché c'è un vice che è in grado di operare". Ma Rossi non c'è stato e Boldrin ha minacciato di, raccogliere le 11 firme dei consiglieri. Rossetto ha fatto notare che non esiste un consiglio senza presidente e Pigaiani si è aggiunto al coro. La seduta è stata quindi sospesa. Il sindaco rientrato con la voce che tradiva una velata commozione ha attaccato parlando di dignità personale, difendendo il bilancio e il Pat e le conseguenze della non approvazione.
"Ho sempre tenuto presente il bene della città. Di fronte a questa il sindaco si dimette ma sarò candidato alle prossimo amministrative". Ora il Comune si trova di fronte a un quasi inevitabile commissariamento. il sindaco avrà 20 giorni di tempo per ripensarci. Altrimenti sarà il commissario prefettizio a traghettare il Comune è alle prossime amministrative. Ormai imminenti.

Meneghin si dimette In arrivo il commissario




Tratto dal Resto del Carlino del 07/03/2009




TUTTI a casa. Il sindaco di Badia Polesine Paolo Meneghin ha rassegnato le proprie dimissioni alle 21.52 dell’altra sera aprendo le porte al commissariamento del Comune fino alle elezioni amministrative del 6-7 giugno. Una decisione sofferta ma resa inevitabile dalla constatazione che i numeri per resistere (cercati, forse, con poca convinzione) non c’erano più: 12 consiglieri (due dell’Udc, quattro di FI, tre di Badia al centro’, Mirko Tomì, Mariolina Fogagnolo e Silvia Veronese) erano già pronti a presentare una raccolta di firme con la dichiesta di dimissioni. Si è trattato del degno epilogo di una crisi iniziata per la verità già il 22 dicembre dello scorso anno, quando il gruppo degli ex margheritini, cappeggiati dall’ex sindaco Edo Boldrin, si era defilato dalla maggioranza figlia del ribaltone di due anni prima. Uno sfilacciamento proseguito con le dimissioni del presidente del Consiglio comunale Mauro Usini (Pd) e culminato con quelle dell’ex assessore alla pubblica istruzione Silvia Veronese, seguite da feroci polemiche sulla cattiva gestione del bilancio.

UNA situazione difficile, dalla quale il sindaco aveva tentato di uscire cercando di recuperare la promessa di sostegno di alcuni fuoriusciti e mantenendo i contatti con i leader politici di riferimento: da una parte il presidente provinciale di An Luca Bellotti, garante della fedeltà dei suoi «pretoriani» (gli assessori Barbieri e Rigobello e i consiglieri Baccaglini e Moretti) e dall’altra l’assessore regionale Renzo Marangon (Fi). Da quest’ultimo, secondo indiscrezioni, sarebbe giunta una porposta di accordo che avrebbe permesso a Meneghin di incassare il sostegno dei suoi quattro fedelissimi (Rossetto, Guerra, Rossi e Visentin) in cambio della «testa» dell’assessore Marcello Ferreri e del presidente della Casa di riposo Fabrizio Rossi, storici esponenti dell’ex ala bendiniana di Fi. Una proposta che Meneghin avrebbe lasciato cadere nel vuoto, firmando con molta probabilità la sua fine politica anticipata. Vani i tentativi in extremis di raggiungere un accordo con Marangon, inutilmente chiamato al telefono (spento) dallo stesso sindaco. L’impressione è stata quella di un primo cittadino presentatosi in aula allo sbaraglio, senza un piano A e nemmeno un piano B. E i risultati si sono visti...

A FAR capire alla minoranza (che in realtà tale non era) che Meneghin era arrivato in Consiglio senza i numeri necessari per resistere in sella era stata la richiesta del sindaco di «soprassedere» alla nomina del nuovo presidente del Consiglio. Annunciando le dimissioni — «per tutelare la mia dignità e onestà intellettuale», ha precisato —, Meneghin ha tratteggiato scenari foschi: «Ora Badia rischia di perdere i finanziamenti per il teatro: resteranno fermi il Pat e il bilancio». poi l’annuncio: «Mi ricandiderò alle prossime elezioni».

venerdì 6 marzo 2009

Crisi Consiliare a Badia Polesine - Paolo Meneghin si è dimesso

ATTENZIONE: Il sindaco di Badia Polesine si è dimesso


meneghin



Il sindaco di Badia Polesine, Paolo Meneghin, ha rassegnato le dimissioni.Al momento dell'elezione del Presidente del Consiglio Comunale in sostituzione del Presidente dimissionario, a termine di un'acceso dibattito durato due ore, dopo aver tentato comunque di rimandare la votazione, è dovuto capitolare messo alle strette dopo le ulteriori dichiarazioni di sfiducia ricevute dalla maggioranza dei consiglieri presenti.Ricordiamo quanto previsto dall’art. 53.3 del Tuel dispone che “Le dimissioni presentate dal sindaco … diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al consiglio”.





giovedì 5 marzo 2009

Bilancio stasera in Consiglio Maggioranza appesa ad un filo


Badia - C'è attesa per le parole del Sindaco

Tratto dal Resto del Carlino del 05/03/2009 di Crisitiano Bendin





C’è grande attesa per il consiglio comunale di questa sera. All’ordine del giorno, infatti, figura la presentazione del bilancio di previsione 2009, «pomo della discordia» che ha scatenato le dimissioni dell’assessore alla pubblica istruzione Silvia Veronese. Il documento contabile non verrà votato. Ai consiglieri verranno solo presentati e consegnati materialmente il bilancio preventivo 2009, il bilancio pluriennale 2009-2011, la relazione programmatica e il programma triennale delle opere pubbliche. Entro il mese si tornerà in Consiglio per la votazione e solo allora si saprà se il sindaco Paolo Meneghin potrà disporre di una maggioranza dopo la crisi sfociata il 22 dicembre 2008 con le dichiarazioni choc di Edo Boldrin che annunciò il divorzio politico del gruppo ‘Badia al centro’. L’attesa, dicevamo, è soprattutto per le parole che il sindaco Meneghin pronuncerà in apertura di seduta. All’ordine del giorno, infatti, sono previste le «comunicazioni del sindaco in merito alle dimissioni dell’assessore alla Pi, cultura, turismo e politiche giovanili Silvia Veronese». E’ molto probabile che, in questa occasione, il primo cittadino si toglierà alcuni sassolini dalle scarpre visto che, sulla vicenda, non si è ancora pronunciato rimandando ogni commento alla seduta consiliare. Il Consiglio proseguirà con l’elezione del presidente del Consiglio comunale visto (dopo le dimissioni di Mauro Usini del Pd) e con le risposte a interrogazioni e interpellanze.

mercoledì 4 marzo 2009

Milan: «Non commento»


Lo Scontro nell'Udc
Ma poi accusa chi lo attacca di "interessi personali"


Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 04/03/2009




Non commenta le indiscrezioni sull'effettiva portata dell'incontro del comitato provinciale con il segretario regionale Antonio De Poli. Per il leader dell'Udc polesana Francesco Milan vale il focus sullo stato del partito e sulle alleanze fatto da De Poli. «Il comitato ha iniziato la discussione e la continuerà a portarla avanti in modo che agli assenti, fra i quali il presidente del partito Renato Borgato, possano dare il loro contributo».
Milan precisa che le risultanze del summit sono state concordate con il segretario regionale e che corrispondono in pieno al documento della direzione provinciale del 9 febbraio.
«L'Udc è tuttavia favorevole alla semplificazione del quadro politico e al bipolarismo- aggiunge -, ma è contraria al bipartitismo di Pd e Pdl che puntano a estromettere gli altri partiti dalla scena politica».
Quanto all'andamento dell'Udc nel suo complesso, la situazione è stata focalizzata dallo stesso De Poli che ha confermato come tutti i sondaggi diano il partito in netta crescita perché: «Sono cambiate le priorità fra la gente. Prima vi era la sicurezza, ora si guarda al lavoro e al sociale che sono due cavalli di battaglia Udc. Dobbiamo avere fiducia - ha sottolineato De Poli - e capire che troppi dirigenti di partito faticano a comprendere e a interpretare la nuova realtà dell'Udc». Per Rovigo De Poi ha rivolto un invito all'unità: «Le ultime vicende ci hanno indebolito ma sono convinto che l'area polesana può essere foriera di risultati importanti».
Per De Poli non si comprendono alcune fughe in avanti visto che la linea dell'Udc è coerente alle indicazioni nazionali e regionali.
Insomma, secondo De Poli, fermo restando che l'Udc si prepara a correre da sola in tutte le province e nei comuni sopra i 15 mila abitanti, l'alleanza con Pdl e Lega non va respinta. Mentre non ci sarebbe spazio per accordi con il Pd, almeno in Veneto. «Troppe chiacchiere - ha fatto eco Milan - Sono alimentate da chi ha altri interessi, magari del tutto personali».
Un riferimento molto meno indiretto di quanto sembri. Di chi parla Milan? Lui non lo dice, Tuttavia il presidente dell'Udc locale Renato Borgato non fa mistero di aver la maggioranza del partito dalla sua parte. Sembra che Borgato abbia rilasciato alcune dichiarazioni sull'effettiva entità della presenza di iscritti all'incontro con De Poli. Così come sul tentativo di accreditare un nuovo coordinatore provinciale dei giovani che, secondo Borgato, i ragazzi dell'Udc nemmeno conoscono. Strano destino per un partito nemico giurato del bipolarismo, costretto a fare i conti con una dicotomia interna che non sfuma davanti a una tornata elettorale che si preannuncia storica.

martedì 3 marzo 2009

Giunta: si avvicina la verifica

Badia Polesine Giovedi sarà presentato in consiglio comunale il previsionale per il 2009
Entro fine mese l'approvazione e si vedrà di quali numeri gode ancora il sindaco Meneghin

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 03/03/2009 di Paolo Aguzzoni


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Il bilancio di previsione 2009 del comune di Badia Polesine arriva in consiglio comunale che è convocato giovedi alle 19.Non è prevista nessuna votazione, ma solo la presentazione e la consegna ai consiglieri comunali del bilancio 2009, del bilancio pluriennale 2009-2011, della relazione programmatica e il programma triennale delle opere pubbliche. Entro il mese il bilancio tornerà in consiglio per la votazione e solo allora si saprà se il sindaco Paolo Meneghin ha ancora una maggioranza che lo sostiene oppure non ce l'ha come i numeri dicono ormai dal 22 Dicembre 2008 quando la crisi, cioè il ribaltone del ribaltone del febbraio 2007, è scoppiata. La seduta si aprirà con le comunicazioni del sindaco in merito alle dimissioni dell'assessore alle Pi, Cultura, Turismo, e Politche Giovanili Silvia Veronese alle quali si sono aggiunte ai primi di Febbraio anche quelle della presidentessa della Commissione consiliare affari generali e sviluppo economico Mariolina Fogagnolo che comunque rimarrà nella stessa commissione.Alla domanda se voterà a favore del bilancio, Mariolina Fogagnolo ci ha risposto: "Non l'ho ancora visto, non ne conosco i contenuti: prima lo esamino poi deciderò". Il bilancio dovrà passare anche all'esame della commissione di cui la stessa Fogagnolo era presidente.Il Consiglio proseguirà con l'elezione del presidente del Consiglio comunale visto che a crisi aperta si è dimesso Mauro Usini (Pd) che quindi deve essere sostituito: vedremo chi ne prenderà il posto e su quale nominativo si troverà una maggioranza.Sono previste anche le risposte a interrogazione ed interpellanze prima di chiudere la seduta sulla presentazione del bilancio e dei documenti allegati.

lunedì 2 marzo 2009

Formazione politica nei programmi Udc


L’annuncio di Annunziata

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 02/03/2009



(P.A.) «È stato lanciato un progetto di scuola di formazione politica aperta a tutti i giovani del Veneto e non solo quelli dell´area democratico cristiana», ne dà notizia Mauro Annunziata della sgretaria Udc Badia Polesine e responsabile per Giovani Udc della provincia di Rovigo. «Sabato scorso 21 febbraio a Peschiera del Garda - spiega Annunziata - i giovani dell'Udc hanno incontrato l'europarlamentare Iles Braghetto. In questa occasione le delegazioni giovanili delle province di Rovigo, Padova, Verona, Treviso e Vicenza hanno lanciato un progetto di scuola di formazione politica. La nostra delegazione, la più folta, era accompagnata dal presidente provinciale dell'Udc Renato Borgato e da quello locale Gino Ponzetto». Le due relazioni principali, su «Sussidiarietà e di bene comune alle soglie del 2009», sono state svolte da Luca Antonini, vicepresidente della Fondazione per la Sussidiarietà e docente di Diritto Costituzionale Università di Padova e dal presidente nazionale dell'Udc Rocco Buttiglione. Molti gli interventi che hanno animato il dibattito.
«La proposta formativa - aggiunge Annunziata - è stata intitolata "Giovani e Politica - Quando la parola diventa laboratorio". È previsto un successivo incontro che avrà luogo il 7 marzo a Padova presso la Sala Rossini del Caffè Pedrocchi in cui si dibatterà su «Il realismo di Gaudì e la speranza dell´Europa» e interverranno Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento Europeo e Iles Braghetto. Il terzo incontro è previsto per il 21 Marzo a Mogliano Veneto presso Collegio Salesiano Astori quando si dibatterà su "Onestà e verità" con Carmen Lasorella, giornalista e direttore generale San Marino Rtv». Il corso è gratuito.Per Annunziata e il vice segretario dell'Udc badiese Cristian Peluso «l'incontro gardesano è stato molto interessante perchè si è potuto comprendere maggiormente il valore della sussidiarietà sociale e del valore del bene comune».

domenica 1 marzo 2009

ATTENZIONE CONVOCAZIONE CONSIGLIO COMUNALE




ATTENZIONE CONVOCAZIONE CONSIGLIO COMUNALE



cammino_di_san_teobaldo-150x150 Chi Siamo


ORDINE DEL GIORNO DEL CONSIGLIO COMUNALE CONVOCATO PER DETERMINAZIONE DEL VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO IN DATA 25.02.2009 AI SENSI DI QUANTO DISPOSTO DALL’ART. 52 DEL REGOLAMENTO PER IL FUNZIONAMENTO DELLE ADUNANZE DEL CONSIGLIO COMUNALE IN SESSIONE ORDINARIA, SEDUTA PUBBLICA DI I^ CONVOCAZIONE PER IL GIORNO DI GIOVEDI’ 5 MARZO 2009 ALLE ORE 19.00, PRESSO LA SALA CONSILIARE DELLA SEDE MUNICIPALE DI PIAZZA V. EMANUELE II° N. 279.


SEDUTA PUBBLICA. O.D.G.



- Comunicazioni del Sindaco in ordine:




§ Dimissioni di un Assessore Comunale




§ Dimissioni del Presidente della Commissione Consiliare per affari generali e sviluppo economico.



  1. Elezione Presidente del Consiglio Comunale in sostituzione del Presidente dimissionario.

  2. Interrogazioni ed interpellanze.

  3. Presentazione bilancio di previsione 2009, bilancio pluriennale 2009 – 2011, relazione previsionale e programmatica e programma triennale opere pubbliche.


L’Udc di Badia Polesine offre la possibilità di sottoporre interpellanze tramite i nostri consiglieri comunali Giuseppe Romani e Guido Pigaiani semplicemente compilando il form che trovate sul nostro sito udcbadiapolesine.org o mandando un’email a udc-badia@libero.it.



«LUdc è contraria al bipolarismo»


Riunione di De Poli con i militanti
Milan: «O c’è l’accordo o corriamo da soli»

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 01/03/2009



Si è tenuto nella sede dell’Udc di Rovigo l’incontro fra militanti e dirigenti con il segretario regionale Antonio De Poli.L’incontro, organizzato dal segretario provinciale Francesco Milan ha confermato la volontà dell’Udc polesana di continuare ad interpretare al meglio la linea di coerenza identitaria, portata avanti a livello nazionale e regionale, capace di mantenere il partito autonomo e pronto a rapportarsi con gli altri partiti con dignità e autorev0lezza, politica e programmatica. «In tale direzione- afferma il segretario Milan -l’Udc ha voluto e sollecitato l’incontro con Pdl e Lega nel quadro dei rapporti che lo vedono assieme al governo della regione veneto e intende operare affinché i prossimi incontri definiscano non solo la volontà di stare assieme, già affermata con il documento di gennaio, ma anche i contenuti programmatica la condivisa candidatura) alla presidenza della provincia e a sindaco nel comuni più rilevanti. In caso contrario, l’Udc correrà alle prossime elezioni provinciali autonomamente con un proprio candidato alla presidenza, per le elezioni provinciali e a sindaco di Adria». Dall’assemblea è stata confermata l’ indisponibilità ad accordi con il Pd, peraltro già espressa in tutte le dichiarazioni e in tutti i documenti dell’Udc. «Per questo l’Udc -aggiunge Milan - auspica che si avvii al più presto un tavolo regionale fra i partiti che governano la Regione». Dal punto di vista programmatico sono stati toccati i temi di un federalismo solidale che faccia funzionare gli organismi territoriali e dia servizi adeguati alla popolazione (sostegno al progetto di legge per il 20% Irpef’ai comuni); di una politica attraverso la quale il Polesine riprenda nelle proprie mani il suo destino di sviluppo economico con la consapevolezza del suo ruolo potenziale nell’area veneta, nel contesto della pianura padana e della sua centralità rispetto alle comunicazioni con il Nord - est europeo. E’ stato poi posto l’accento per una politica per la famiglia, la solidarietà, i bisogni della persona, utilizzando . gli strumenti e gli organismi già disponibili per contribuire ad affrontare la durissima crisi in atto e che il Polesine come sempre rischia di vivere in modo ancor più drammatico di altre realtà. In tutti gli interventi è emersa la volontà e la richiesta che siano superate le conflittualità emerse in queste ultime settimane perché un partito, presuppone adesione e coerenza politica sulla linea delineata dai suoi organismi nazionali, regionali e locali. «In questo quadro - conclude Milan - l’Ude conferma la sua linea di opposizione al bipartitismo e la condivisione dei progetti di un grande dentro moderato e alternativo». L’assemblea ha poi confermato il proprio l’appoggio al partito teso a sostenere e dare intensità, rapidità e concretezza alle decisioni conseguenti che il tavolo delle trattative dovrà assumere nei prossimi giorni, per una alleanza capace di offrire una nuova governance alla provincia di Rovigo.

L’Udc prova a ricompattarsi


Borgato: “Contento che abbia cambiato posizione”. No ad accordi col Pd

Il segretario regionale ha ribadito la volontà di correre col centrodestra, “però con pari dignità”

Tratto dalla Voce di Rovigo del 01/03/2009


ROVIGO - Un tavolo sui contenuti programmatici con gli altri soggetti del centrodestra, ribadendo la totale indisponibilità ad accordi con il Partito democratico. E’ quanto emerso ieri mattina dall’incontro che si è svolto nella sède dell’Udc rodigina fra militanti e dirigenti insieme al segretario provinciale Francesco , Milan e a quello regionale Antonio De Poli. La riunione, si legge in una nota del partito, “ha confermato la volontà dell’Udc polesana di continuare a interpretare al meglio la linea di coerenza identitaria, portata avanti a livello nazionale e regionale, capace di mantenere il partito autonomo e pronto a rapportarsi con gli altri partiti con dignità e autorevolezza, polìtica e programmatica, rispettosa dei propri elettori che hanno voluto la presenza di una forza moderata di centro”, A questo scopo, è scritto ancora nel documento, ”l’Udc ha voluto e sollecitato l’incontro con Pdl e Lega nel quadro dei rapporti che lo vedono assieme al governo della Regione Veneto e intende operare affinché i prossimi incontri definiscano non solo la volontà di stare assieme, già affermata con il documento di gennaio, ma anche i contenuti programmatici, la condivisa candidatura alla presidenza della provincia e a sindaco nei comuni più rilevanti” . Altrimenti, qualora l’accordo non dovesse esserci, il partito correrà da solo ansia per la poltrona di Palazzo Celio che per le amministrative di Adria. Nessuna apertura, invece, verso il centrosinistra: l’assemblea ha infatti confermato l’indisponibilità a qualsiasi accordo con il Pd, “posizione peraltro già espressa in tutte le dichiarazioni e in tutti i documenti dell’Udc polesana”. E in vista delle scadenze ormai imminenti, il partito auspica l’avvio di un tavolo regionale con gli alleati con cui è già al governo a Venezia. “In tutti gli interventi prosegue la nota - è emersa la volontà e la richiesta che siano superate le conflittualità emerse in queste ultime settimane perché un partito presuppone adesione e coerenza politica sulla linea delineata dai suoi organismi nazionali, regionali e locali. In questo quadro l’Udc conferma la sua linea di opposizione al bipartitismo e la condivisione dei progetti di un grande centro moderato e alternativo. L’assemblea ha poi confermato il proprio appoggio al partito o a sostenere e dare intensità’, rapidità e concretezza alle decisioni conseguenti che il tavolo delle trattative dovrà assumere nei prossimi giorni, per una alleanza capace di offrire una nuova governance alla provincia di Rovigo”. Al “vertice” con De Poli hanno partecipato una trentina di persone anche se era assente gran parte del’comitato provinciale: “Si è trattato di un incontro informale col segretario regionale - commenta Filippo Guarnieri, segretario a Rosolina e che, appunto; non fa parte dell’assemblea provinciale - per cercare di risolvere i dissidi all’interno’ del partito; se poi ci riuscirà è un altro discorso. Ha anche sottolineato la volontà di trovare nel centrodestra la collocazione dell’Udc, ma senza essere ‘presi in giro’, altrimenti andiamo da soli” . “La posizione assunta da De Poli non mi può che far piacere perché è quella della maggioranza del partito - osserva il presidente provinciale Renato Borgato - Probabilmente la, notte ha portato consiglio’ visto che ieri (venerdì,ndr) era di parere diverso, poiché aveva ribadito la, volontà di correre da soli sia nei comuni al di sopra dei ls:mila abitanti che alle provinciali. Una scelta che rischia di essere disastrosa a Rovigo, come a Venezia e Belluno. Si tratta ora di verificare come verrà gestita questa posizione nell’ambito delle trattative per un possibile accordo con il centrodestra”.

Le priorità pregrammatiche del partito

ROVIGO - Durante l’incontro di ieri mattina, oltre a1confronto sulle possibili alleanze elettorali, si è parlato anche di programmi. Quattro i temi trattati, come riporta la nota del partito: un federalismo solidale che faccia funzionare gli organismi territoriali e dia servizi adeguati alla popolazione (sostegno al progetto di legge per il 20% Irpef ai Comuni); una politica attraverso la quale il Polesine riprenda nelle proprie mani il suo destino di sviluppo economico con la indisponibile consapevolezza del suo ruolo potenziale nell’area veneta, nel contesto della pianura padana e della sua centralità rispetto alle comunicazioni con il nord-est europeo; una forte politica per la famiglia, la solidarietà, i bisogni della persona; un’azione forte utilizzando gli strumenti e gli organismi già disponibili per contribuire ad affrontare la durissima crisi in atto e che il Polesine come sempre rischia di vivere in modo ancor più drammatico di altre realtà.

Elezioni Provinciali Udc in assemblea




Tratto dal Resto del Carlino del 01/03/2009



SI È SVOLTA ieri nella sede Udc di Rovigo l’incontro fra militanti e dirigenti Udc con il segretario regionale, l’onorevole Antonio De Poli. L’incontro, organizzato dal segretario provinciale Francesco Milan ha confermato la volontà dell’Udc polesana di continuare «ad interpretare al meglio la linea di coerenza identitaria, portata avanti a livello nazionale e regionale, capace di mantenere il partito autonomo e pronto a rapportarsi con gli altri partiti con dignità e autorevolezza, politica e programmatica, rispettosa dei propri elettori che hanno voluto la presenza di una forza moderata di centro».
In tale direzione l’Udc ha voluto e sollecitato l’incontro con Pdl e Lega nel quadro dei rapporti che lo vedono assieme al governo della Regione Veneto e, si legge in una nota dell’Udc, «intende operare affinché i prossimi incontri definiscano non solo la volontà di stare assieme, già affermata con il documento di gennaio, ma anche i contenuti programmatici, la condivisa candidatura alla presidenza della provincia e a sindaco nei comuni più rilevanti». In caso contrario, l’Udc correrà alle prossime elezioni provinciali autonomamente con un proprio candidato alla presidenza per le elezioni provinciali e a sindaco di Adria. Dall’assemblea è stata confermata «l’indisponibilità ad accordi con il Pd, peraltro già espressa in tutte le dichiarazioni e in tutti i documenti dell’Udc polesana».
«L’Udc polesana auspica che si avvii al più presto un tavolo regionale fra i partiti che governano la Regione e si rammarica — si legge in una nota — che la richiesta in tal senso già fatta dall’Udc regionale, non abbia ancora trovato concretezza. Dal punto di vista programmatico sono stati toccati i temi». L’assemblea ha poi confermato il proprio appoggio al partito teso a sostenere e dare intensità, rapidità e concretezza alle decisioni conseguenti che il tavolo delle trattative dovrà assumere nei prossimi giorni, «per un’ alleanza capace di offrire una nuova governance alla provincia di Rovigo».